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POTI PICTURES

SI CONCLUDE AD AREZZO IL CAMPUS IUSVE –

POTI PICTURES Gli ‘Studios’ diventano modello formativo per i futuri educatori

Arezzo, 30 aprile 2026 – Si sono conclusi oggi ad Arezzo i tre giorni di formazione immersiva che
hanno visto protagonisti gli studenti del corso di Laurea in Educatore Professionale Sociale
dello IUSVE. Un’esperienza nata dalla sinergia con la Poti Pictures e la collaborazione di IRPEA,
concepita per trasformare la teoria accademica in una pratica professionale viva.
Il campus ha trovato la sua dimensione ideale all’interno dei Poti Pictures Studios, il polo
cinematografico della Poti Pictures trasformato, in questi giorni, in un ecosistema di lavoro e
apprendimento integrato dove gli studenti hanno abitato e studiato un ambiente dove la disabilità non
è oggetto di assistenza, ma soggetto di produzione culturale. In questo contesto, i futuri educatori
hanno potuto osservare da vicino modelli di lavoro fondati sulla responsabilità reale, sulla qualità del
contesto e sulla forza del gruppo, elementi che costituiscono l’ossatura di ogni intervento educativo
efficace.

Il fulcro delle attività è stato il metodo Poti Pictures, un modello operativo maturato, negli anni,
attraverso l’esperienza di produzioni reali e la sintesi costante di competenze multidisciplinari.
Sviluppato dalla casa cinematografica aretina – attività della Cooperativa ‘Il Cenacolo’ – questo
approccio rappresenta un’eccellenza già validata scientificamente dall’Università degli Studi di Siena.
Il metodo ha dato vita a un modello unico nel suo genere che comprende la Poti Pictures Academy,
prima scuola di cinema per persone con disabilità intellettive, e gli Studios stessi, il primo polo
cinematografico di questo genere.

“In questi tre giorni abbiamo chiesto agli studenti di abitare gli Studios come veri luoghi di lavoro –
dichiara il regista e fondatore della Poti Pictures, Daniele Bonarini – Il nostro obiettivo è mostrare
che la dignità della persona passa attraverso la qualità del contesto in cui opera. Il Metodo Poti non è
solo cinema: è una sfida pedagogica che trasforma la fragilità in competenza professionale”.

Un impatto confermato dalle parole di Lucia Ferraro, docente tecniche teatrali per l’educazione
presso la facoltà di scienze dell’educazione di ‘IUSVE’ (Mestre): “È stata un’esperienza
profondamente trasformante. Siamo entrati nel mondo di Poti Pictures e ne siamo stati conquistati,
toccati e meravigliati. Siamo stati educati al valore della dignità di ciascuno, superando la tradizionale
lettura assistenziale del ‘devo aiutarti’, sostituita dal desiderio di conoscersi, porsi in ascolto e dare
valore a ciò che l’altro custodisce. In Poti si impara a lasciarsi sorprendere dalle ‘capacità residue’
che si fanno valore insostituibile capace di trasformare chiunque le riconosca e ne entri in contatto: il
loro metodo si fonda su una straordinaria prospettiva pedagogica priva di retorica”.

Il campus si chiude oggi con la produzione di materiali audiovisivi e una riflessione condivisa tra
studenti, docenti e partner.

Ciò che resta è l’ipotesi concreta di un modello formativo replicabile, capace di accorciare le distanze
tra l’Università e le sfide del lavoro reale, promuovendo una narrazione della disabilità finalmente
competente e lontana dagli stereotipi.